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24/11/2025

L’agrivoltaico è una delle evoluzioni più interessanti nel panorama della produzione di energia solare. La sua peculiarità, ovvero la convivenza tra attività agricola e impianto fotovoltaico nello stesso sito, ha suscitato entusiasmo ma anche dubbi: può davvero sostenere il territorio senza comprometterne la vocazione agricola? Può contribuire alla transizione energetica senza generare nuovo consumo di suolo?
Per rispondere, occorre analizzare come funzionano i sistemi agrivoltaici, quali tecnologie vengono adottate e quali condizioni servono affinché l’integrazione tra agricoltura ed energia risulti virtuosa.
Un impianto agrivoltaico è progettato per permettere la produzione di energia rinnovabile e l’esercizio dell’attività agricola nello stesso spazio e nello stesso momento. Si tratta di un sistema complesso, in cui l’organizzazione dei moduli fotovoltaici, delle colture e dei dispositivi di supporto è studiata per non penalizzare nessuna delle due attività.
Nei sistemi più tradizionali i pannelli sono installati a terra, con spazi sufficienti tra i filari per consentire coltivazione, pascolo o il passaggio di mezzi agricoli. È una soluzione semplice, ma limita parzialmente la superficie coltivabile.
Le tecnologie più recenti prevedono moduli sopraelevati, sostenuti da strutture che lasciano il terreno completamente accessibile. In questi impianti:
L’obiettivo non è solo coesistenza, ma sinergia: energia e agricoltura devono migliorarsi reciprocamente.
Una delle critiche più frequenti ai progetti agrivoltaici riguarda il possibile impatto sul territorio agricolo. Tuttavia, questo rischio è spesso sovrastimato: la normativa italiana prevede limiti precisi proprio per salvaguardare il suolo.
La legge impone che almeno il 70% del terreno occupato dall’impianto resti disponibile per l’agricoltura o la pastorizia. È una garanzia che evita la conversione del suolo agricolo in suolo industriale e obbliga i progettisti a preservare la vocazione produttiva dell’area.
La progettazione accurata consente di mantenere elevata la produttività agricola, riducendo al minimo gli effetti sull’ecosistema locale.
La buona riuscita di un impianto agrivoltaico dipende soprattutto dalla fase preliminare di pianificazione. È necessario individuare:
L’esperienza europea e italiana mostra che alcune colture traggono vantaggio dall’ombreggiatura parziale:
Al contrario, colture che richiedono piena esposizione solare, come mais, frumento o alcune varietà di frutta, risultano meno adatte.
Quando la scelta agronomica è coerente, gli impianti agrivoltaici possono addirittura aumentare la resa delle colture, proteggendole da stress idrico e temperatura eccessiva.
Questi rischi, però, possono essere mitigati attraverso normative chiare e innovazioni tecnologiche, entrambe in costante evoluzione.
L’agrivoltaico non è solo un modo diverso di installare pannelli solari. È una strategia che punta a coniugare tre obiettivi essenziali:
Per questo sta trovando spazio anche nei modelli di investimento partecipato, come quelli che coinvolgono parchi solari condivisi progettati in forma agrivoltaica. In questi casi, cittadini e piccoli investitori possono sostenere impianti che rispettano il territorio e allo stesso tempo contribuiscono alla transizione energetica.
Operatori come GridShare stanno integrando modelli agrivoltaici all’interno di alcuni parchi solari condivisi, adottando tecnologie sopraelevate e collaborando con partner agronomici per garantire che l’attività agricola rimanga centrale. La partecipazione agli impianti avviene attraverso piattaforme regolamentate, con documentazione tecnica trasparente e aggiornamenti periodici sui cantieri.
Questo approccio consente di mantenere una relazione equilibrata tra produzione energetica e tutela del suolo, offrendo al tempo stesso un’opportunità di investimento a chi vuole sostenere progetti con impatto reale sul territorio.
L’agrivoltaico rappresenta una delle soluzioni più promettenti per conciliare produzione di energia rinnovabile e continuità dell’attività agricola. La chiave del suo successo sta nella progettazione, nella scelta delle colture e nel rispetto dei vincoli imposti dalla normativa.
Se implementato correttamente, non solo non consuma suolo, ma può contribuire a rafforzare la resilienza del territorio, proteggere le colture e creare valore economico locale. Modelli come i parchi solari condivisi agrivoltaici mostrano come la transizione energetica possa procedere senza sacrificare l’identità agricola delle aree coinvolte, offrendo anche nuove opportunità per cittadini e piccoli risparmiatori.